Bici e cinema

Il ciclismo è uno degli sport più popolari del mondo, proprio per questo spesso è stato oggetto di pellicole cinematografiche rivolte al grande pubblico. L’attenzione dei registi però non si è rivolto semplicemente all’aspetto agonistico del ciclismo, ma ha visto nella storia del cinema concentrarsi spesso sulla bicicletta intesa come mezzo di trasporto e status symbol.

Proprio in questa ottica è stato realizzato quello che sicuramente è il più grande capolavoro che ha come protagonista un mezzo a due ruote: Ladri di Biciclette. Il film diretto da Vittorio De Sica nel 1948, vincitore del Premio Oscar e di altri grandi riconoscimenti, ha come coprotagonista la bicicletta di Antonio, un attacchino che per lavorare ha proprio bisogno di averne una. Proprio il suo primo giorno di lavoro, però, gli verrà rubata e il film proseguirà nella sua spasmodica ricerca per una Roma appena uscita dal dramma della guerra. Ricerca che culminerà nel tentativo maldestro di Antonio di rubare a sua volta una bicicletta, cercando un improbabile riscatto, ma la bicicletta rimarrà un sogno per lui.

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Comico fino all’ultimo secondo è anche Totò al Giro d’Italia, anch’esso del 1948, nel quale per la prima volta si intravede il ciclismo nella sua accezione agonistica. Ovviamente la caricatura che ne esce ha ben poco a vedere con il vero ciclismo, ma comunque rimane il primo film nel qual compaiono grandi campioni come Gino Bartali, Fausto Coppi, Luison Bobet, Fiorenzo Magni e il campione del mondo di quell’anno, il belga Alberic Schotte. Una pietra miliare nel cinema dedicato al ciclismo anche perché ben testimonia l’importanza che in quegli anni questo sport aveva nel nostro paese, ma anche perché dà un’immagine di un ciclismo ormai perso, quello dell’età d’oro. Alla fine non si scoprirà mai chi tra Bartali e Coppi avrà vinto il Giro d’Italia corso anche da Totò, ma quello che resta è il ritratto di campioni che sanno sorridere e mettersi in gioco.

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L’agonismo più agguerrito è invece protagonista di All American Boys, un film di Peter Yates del 1979, nel quale Dave, il protagonista, è un ragazzo americano grande appassionato di ciclismo e dell’Italia, il film scorre tra gare, allenamenti e la storia d’amore con Kathy, fino alla gara finale la Little 500, una competizione di cinquanta miglia su pista che si tiene ogni anno nell’Università dell’Indiana. È il primo film nel quale anche la tecnica e la tecnologia hanno un’importanza rilevante, tanto che la bici sulla quale Dave corre, una Masi Criterium equipaggiata con il Campagnolo Record è oggi un pezzo ambito dai collezionisti e dai partecipanti a gare vintage come l’Eroica.

L’agonismo si mescola al paesaggio americano anche ne Il Vincitore, film del 1985 di John Badham con Kevin Kostner, nel quale i due protagonisti partecipano ad una gara denominata L’Inferno del West tra i pericolosi burroni del Colorado. Un film sul ciclismo vero, quello degli amatori che faticano su strade impervie e poco trafficate, e nel quale la solidarietà umana è un elemento imprescindibile. Sulla bicicletta i due fratelli Marcus e David scopriranno il loro rapporto e lo consolideranno aiutandosi l’un l’altro.

Per quasi vent’anni da Il Vincitore il ciclismo sembra essere scomparso dal grande schermo ad esclusione di scene epiche come quella di ET l’extraterreste nella quale il piccolo alieno protagonista viene trasportato in un cestino sul manubrio di una bicicletta o come quella di Ci hai rotto papà nella quale i piccoli protagonisti si muovono in gruppo con le loro biciclette, e di film per lo più dimenticati come Pee-Wee’s Big Adventure di Tim Barton nel quale la bicicletta come mezzo di trasporto ritorna in auge.

Quality: Original. Film Title: E.T. - The Extra-Terrestrial. For further information: please contact your local UIP Press Office.

Il ciclismo agonistico riappare in due film di animazione nel 2003. Il primo è un anime giapponese intitolato Melanzane-Estate andalusa con protagonista Pepe Benengeli, ciclista spagnolo impegnato proprio nella Vuelta. La trama non è il massimo: Pepe deve affrontare una difficile tappa proprio nel suo paese natale in Andalusia, paese che aveva abbandonato da anni per inseguire il suo sogno, proprio nel giorno del matrimonio di suo fratello, ovviamente Pepe vincerà la tappa tra due ali di parenti e finirà la giornata mangiando con i colleghi ciclisti le tipiche melenzane andaluse. Al film va comunque il merito di aver riportato al cinema il ciclismo.

Di ben altro spessore il secondo film di animazione del 2003, Appuntamento a Belleville. Film capolavoro scritto e diretto da Sylvain Chomet e presentato fuori concorso al Festival di Cannes. Il protagonista Champion, in procinto di partecipare al Tour de France, viene rapito da una banda di gangster e portato in un’isola, Belleville appunto, nella quale viene sfruttato per un giro di scommesse clandestine. Infatti Champion insieme ad altri ciclisti è costretto a pedalare su un futuristico macchinario che simula una gara ciclistica. Il finale è pieno di sorprese e il film è così zeppo di citazioni che occorre vederlo più volte per apprezzarlo appieno.

Nel 2006 esce invece The Flying Scotsman, film biografico su Graeme Obree, ciclista scozzese che stabilì per ben due volte il record dell’ora, nel 1993 e nel 1994. Un film ben fatto e con un buon cast che però non è riuscito ad entusiasmare il grande pubblico.

Il successo di pubblico che avrà invece, nel bene o nel male, il film evento su ciclismo del 2015, The Program, è difficile da calcolare. La pellicola sul campione più discusso di sempre, Lance Armstrong, è infatti destinata a far discutere e riflettere